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Posted maggio 23, 2017 by admin in Serie Mithriliane
 
 

Damon Lonely: goodbye kiss


Damon Lonely: goodbye kiss

di Alessandro Cavaliere (Copertina di Giuseppe Tuzzi)

Damon Lonely: Goodbye Kiss

 

Due dita di whisky in un bicchiere al bancone di un bar mentre resto in attesa che squilli il telefono.

Ingurgito il contenuto del bicchiere e sento la gola bruciare, ma i sensi non si annebbiano, non si intorbidiscono più da quando sono diventato il sicario preferito della signora morte.

La notte fuori intanto esplode. La gente si disperde nel caos di questa sporca e rumorosa città che inizia a prendere i ritmi delle tenebre. Piove. Goccia dopo goccia mentre attendo che il telefono squilli e lei mi dia un nuovo incarico.

<<Joe, un altro>>. Dico al barista che mi infila nel bicchiere altre due dita di whisky.

<<Bacco, tabacco e venere riducono l’uomo in cenere>>. La sua voce mi raggiunge matura, come se la solita fredda, ma infantile, voce da bambina che ama utilizzare fosse di colpo diventata quella di una donna più grande. Matura. Mi girò e accanto a me si siede una vecchia signora.

<<Non ti stanchi mai di giocare?>> Le dico annoiato da quel suo modo di fare puerile. Lei scoppia a ridere e mi passa un foglietto. Mentre la mano scorre verso di me lei muta ancora. Ora è una giovane donna che mi guarda e mi offre il mio prossimo contratto.

<<A quanto pare no>> Aggiungo io afferrando il biglietto.

<<Da quanto tempo non baci una donna Damon?>> Mi chiede lei, mentre leggo i termini di quel nuovo incarico. C’è un nome sul foglio, una motivazione e quello che devo fare.

<<Da un po’… Ma non chiedermi di baciarti ci tengo ancora a questa mia pellaccia>>. Le rispondo infilando il foglietto in tasca. Lei mi sorride e improvvisamente ritorna la bambina di sempre.

<<Se volessi potrei farlo senza farti rischiare nulla, sono io che decido chi muore…>>

<<Non era il destino? O per restare in tema femminile la sorte?>> Le chiedo interrompendola. Lei sorride e mi risponde: <<Sono gli altri nomi con cui gli esseri umani mi chiamano, cos’è infondo il destino se non la realizzazione della propria vita e quindi il raggiungimento della propria morte?  Cos’è poi la sorte? Se non una bambina dispettosa che decide a caso e secondo il suo capriccio chi baciare e chi uccidere>>.

<<Devo sopportarti oltre Morte? Avrei il contratto da portare a termine e sinceramente mi annoia parlare di destino>>. Ribatto interrompendola nuovamente, lei sospira rassegnata, salta giù dallo sgabello e mi guarda.

<<Sei noioso Damon, un uomo triste e noioso manchi di poesia>>.

<<Uccido la gente mia signora se fossi un poeta la farei solo addormentare>>.

<<Dovrei proprio baciarti e farla finita>>

<<Ma ami troppo tenere in vita i tuoi giocatoli, non è vero?>>

<<Stai imparando a conoscermi>>. Mi sussurra e poi avvicinandosi pone le sue labbra quasi vicino al mio volto e nel farlo muta nuovamente forma.

<<Sei troppo alto perché una bambina possa baciarti, ma anche una donna per farlo deve alzarsi in punta di piedi>>. Aggiunge e avvicina le sue labbra alle mie. E’ come se il vento gelido di una notte di inverno accarezzasse la mia pelle.

<<I baci migliori si danno in punta di piedi>>. Le nostre labbra si incontrano e per un attimo ho paura che mi porti via con sé, che mi uccida con quel semplice gesto.

Però non succede, è solo un semplice e freddo bacio. Quando si stacca da me esce dal bar ritornando nella sua forma di bambina, poggio una banconota da 20 dollari sul bancone  e mi avvio anch’io.

Bacia la notte e  senti il suo freddo penetrarti nel cuore,

bacia la notte e ricorda che, ogni bacio alla notte,

è un bacio d’addio,

un bacio che il giorno non ti perdonerà

d’aver dato e che la notte lascerà sulle labbra

di qualcuno a te sconosciuto.

 

Percorro le strade di questa città in sella alla mia moto. Veloce graffia l’asfalto e veloce mi porta verso la persona che la morte ha segnato sul mio contratto. La sua casa è in periferia, una vecchia casa coloniale, scura, quasi più buia della notte.

Mi fermo e preparo le mie armi. Una pistola con silenziatore e l’amico pugnale. Indosso la mia maschera. Ormai è un abitudine indossarla, quasi che per uccidere debba indossare un volto bianco di porcellana che renda il mio volto anonimo e diverso.

Mi avvio verso il mio contratto. La morte è lì con l’uomo che le fa da servitore. Quello che un giorno mi ha quasi ucciso, il giorno in cui la morte mi prese come suo sicario.

<<Cosa ci fai qui?>> Le chiedo.

<<Ti apro la porta, ti risparmio di entrare come un ladro. Infondo sei un assassino non un ladro e poi mi annoio e il tuo bacio mi ha reso vogliosa>>.

<<Sei volgare, almeno quando devi trattare certi argomenti potresti assumere l’aspetto di una donna>>.

<<Quanto sei noioso Demon>>. Schiocca le dita e la porta della casa si apre. Entro. Percorro un lungo corridoio e nella mia mente si disegna la mappa di quel luogo come se ci fossi già stato, come se fosse qualcosa di familiare. Naturalmente questo è il vantaggio di essere un assassino al servizio della morte, lei ti fornisce tutti gli strumenti per terminare in modo perfetto il tuo lavoro.

Quando giungo nei pressi di una specie di salotto noto una persona seduta nei pressi di un pianoforte. Dritta vicino a lei c’è un uomo magro e dalla faccia butterata. Ha il naso aquilino e l’espressione severa. La persona al pianoforte è un ragazzo adolescente.

L’uomo ha una specie di frustino tra le mani, quello che usano i fantini alle corse di cavalli. I due non si accorgono di me. Mi avvicino. Intorno a loro ci sono tracce di sangue e il ragazzo ha vari segni di violenza sul viso e sulle braccia. L’uomo l’ha picchiato sicuramente.

Prendo la mia pistola. Il mio contratto è il ragazzo, ma per eseguire il mio compito dovrò sbarazzarmi dell’uomo.  Sicuramente non permetterà che io esegua il volere del mio contraente.

<<Chi sei?>> Mi chiede spaventato quando si accorge di me. Faccio in modo che la pistola resti celata nel buio.

<<Strano modo di esercitarsi al piano, nel buio di un salotto semi nudo e con un bastardo che ti picchia se non esegui gli esercizi in modo appropriato>>

<<Chiunque lei sia esca subito dalla nostra casa ho chiamo la polizia>>. Mi urla l’uomo minaccioso. Piccolo pezzo di merda, la polizia probabilmente ci arresterebbe entrambi. A me per essere entrato in casa tua armato e senza permesso a te per aver usato violenza a tuo figlio, perché quel ragazzino è tuo figlio. Scoppio a ridere.

<<Se uno sconosciuto ti entra in casa è difficile che abbia buone intenzioni quindi minacciarlo non serve a nulla non trovi?>>

<<Cosa vuoi?>>

<<Devo eseguire un contratto, portare quel ragazzo da sua madre>>. Gli dico rivelandogli quello che la morte vuole che faccia. Lui mi si scaglia contro con tutta la violenza che ha in corpo, avevo ragione non ha intenzione di farmi portare a termine il contratto.

L’hai voluto tu, penso.  Alzo la mia pistola e gli ficco una pallottola dritto in fronte. L’uomo cade a terra stecchito. Ripongo la pistola e mi avvicino al ragazzo.

<<Vieni con me ti porto da tua madre>>. La mente del ragazzo sembra assente, altrove.

<<Hai ucciso di nuovo>>. La voce di Morte mi raggiunge con un alito di vento improvviso, mentre il suo assistente si carica l’uomo sulle spalle.

<<Il ragazzino mi sa che è andato, sembra più morto di suo padre>>.

<<E’ solo autistico prendilo per mano e ti seguirà, si un po’ più creativo Damon>>

<<Sempre a lagnarti Morte,  l’aspetto della vecchia ti rappresenterebbe sicuramente meglio>>

<<Tu vuoi morire vero?>> Non me lo faccio ripetere due volte. Afferro la mano del ragazzo e lo conduco fuori. Sulla moto trovo un giubbotto e per il ragazzo, ci avrà pensato sicuramente Morte.

“sei talmente insensibile che neanche c’hai pensato neanche a trovare qualcosa con cui coprire il ragazzo”. Sono sicuro che avrà pensato questo mentre mi guarda da una delle finestre della casa.

Il viaggio dura due ore. Portato a termine il mio lavoro trovo nella cassetta delle lettere il solito fascio di banconote. La mia ricompensa. Per la morte uccido chi mi impedisce di portare a termine i miei contratti, ma in linea di massima ormai non sono più un banale assassino, ma non so come definirmi visto che, per Morte, ora salvo la gente dandogli una seconda possibilità. Un nuovo destino.

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