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Posted settembre 8, 2017 by admin in Serie Mithriliane
 
 

Damon Lonely: Pioggia fra la Vita e la Morte


Damon Lonely: Pioggia fra la Vita e La Morte…

Racconto originale di Alessandro Cavaliere  (La copertina  è di Giuseppe Tuzzi)

 

Pioggia fra la Vita e La Morte…

 

Osservo la pioggia cadere sui palazzi di questa oscura città. Si scaraventa contro i muri, i vetri e tutto il resto con indicibile violenza. Sembra quasi che abbia una sua volontà. Uno scopo ben preciso da perseguire. Come se volesse abbattere tutto.

darkDistruggere ogni cosa l’essere umano abbia osato innalzare verso il cielo. Sospiro. Vorrei accendermi una sigaretta, ma la pioggia non mi permetterà di farlo. Una signora crudele quanto la tizia per cui lavoro.

<<Ti piace?>>. La voce di Morte, la signora oscura per cui lavoro ormai da un po’, mi raggiunge con il tono delicato di una bambina.

<<Mi è sempre piaciuta la pioggia Morte, sembra quasi che sia in grado di fermare tutto. Di paralizzare tutto il mondo su cui si abbatte. Quasi scattasse una fotografia dove solo lei e altre poche cose osano muoversi>>.

<<Stai diventando troppo romantico per i miei gusti>>. Mi risponde avvicinandosi a me. Siamo sul tetto di un palazzo nella periferia orientale. I palazzi qui sembrano spuntoni ammassati senza una logica che puntano al cielo.

Una distesa di giganti neri nella pioggia, con le loro bocche di luce che a volte sembrano sputare fuoco. Morte ha l’aspetto di una bambina di dieci anni; indossa un vestito con una gonna a ruota su cui ci sono ricamati dei fiori azzurri.

<<Ti piace proprio mostrarti sempre come una bambina>>. Le dico rassegnato, lei sa bene che non mi piace quando si presenta così.

<<I bambini sono puri a loro modo e la purezza è una cosa che mi piace. La vita e la morte che rappresento alla fine aspirano entrambe a quello>>.

<<Capisco>>. Le dico senza troppa convinzione, non voglio iniziare nessun discorso filosofico sulla vita e la morte. Quando ero bambino scrissi una poesia sul tema ma ero troppo stupido e ingenuo così fu quasi una poesia senza senso.

Lei allarga le braccia ed espone il visto alla pioggia chiudendo gli occhi. Poi dopo un po’ inizia a volteggiare. Non dico nulla la lascio ai suoi giochi. Anche perché oggi devo finire un lavoro che non mi va molto a genio. Devo salvare una ragazza.

Si chiama Simon. Ha poco più di 18 anni. Capelli neri, occhi scuri, alta e carina. Quando avevo la sua età le tipe così mi piacevano molto. Mi innamorai di una tipa così o almeno presi una bella cotta per lei. Si chiamava Mary, ma non c’entra nulla con questa storia.

Simon vive con il suo ragazzo Joshua. Un tipo tutto sommato normale e ordinario. Il classico ragazzetto che frequenta più gli spacciatori di erba che l’università, ma senza mai fare nulla di male. Almeno fino a domani.

Domani, Joshua, porterà Simon con sé durante una manifestazione di piazza organizzata dagli studenti di una delle  tante università di questa città.

Protestano per non so cosa e in realtà non me ne frega un granché. Ma domani Joshua e i suoi amici provocheranno la polizia che li caricherà pestandoli a sangue.

Simon morirà negli scontri e Morte ha deciso che per lei la sua vita è più importante di quella di Joshua. Se oggi il ragazzo muore lei domani non sarà tra gli studenti che si scontreranno con la polizia.

Carico il fucile.

<<Poi un giorno mi dovrai spiegare con che criterio scegli chi vive e chi muore>>. Le dico e lei scoppia a ridere. Alla fine sono uno stupido, che domande del cazzo che mi vengono in mente. Non c’è un senso nella morte succede e basta.

I due ragazzi escono dal palazzo, dove dividono una catapecchia con altri studenti universitari. Sparo a Joshua dritto in fronte. Boom, è un attimo e tutto finisce. Poi c’è la pioggia; le urla di Simon e i giochi di Morte che non si arrestano neanche quando il cielo sputa tutte le sue lacrime.

 

 

 

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