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Posted ottobre 1, 2017 by admin in Serie Mithriliane
 
 

Damon Lonely: Pioggia Sul cuore


Damon Lonely: Pioggia sul Cuore

di Alessandro Cavaliere 

Pioggia sul cuore e sulla mia anima…

 

Pioggia sul cuore e sulla mia anima. La notte ha completamente avvolto la città. Piove. Sento l’acqua che batte sulle finestre e il buio di questa casa è infranto a volte da strisce luminose e mortali, Strisce che poi si completano in boati urlanti.  Fulmini. Quando ero piccolo credevo fossero una sorta di draghi di luce.

Creature sovrumane che potevano anche ucciderti se ti toccavano. Non temevo i fulmini ma ne avevo rispetto. Una notte simile a questa vidi un fulmine abbattersi su un albero e lambirlo con la sua forza. Tutto si colorò del rosso fragore del fuoco. Guardai la cosa con occhi spalancati.

Questa notte i fulmini riescono solo a farmi guardare le cose che posseggo qui in casa in un’ottica diversa. Come fossero il flash di una macchina fotografica.

<<Non riesci a dormire?>>. La sua voce rimbalza nel buio. Il suo corpo è disegnato dalla luce di un fulmine. Questa volta è apparsa con il corpo di una donna sui 30 anni. Indossa solo una camicia e la biancheria; con sé ha una bottiglia di whisky. Se non fosse Morte penserei alla classica situazione di sesso tra un uomo e una donna soli in una notte di tempesta e buio.

Due anime solitarie che si divorano nella notte per non percepire il dolore di quelle bocche fameliche che mordono l’anima. Quelle creature che sono il riflesso dei nostri fallimenti. Così ci si consola a vicenda, cercando nel sesso e nell’alcol ristoro. 

<<No, ma come sai non dormo spesso durante la notte…>>

<<Dovresti, il sonno della notte non…>> Non completa la frase e sorride. Noto nel buio il bianco dei suoi denti.

<<Se avessi continuato ti avrei detto che….>>

<<Sembravo tua madre>>.

<<Già>>.

Morte svita il tappo della bottiglia e lo fa rotolare verso il mio letto. La scena si disegna per un attimo illuminata da uno dei tanti fulmini di quella notte di pioggia. Mentre fuori il cielo ruggisce come una belva, noi siamo qui nel buio.

<<Cosa sei venuta a fare qui? Ti senti sola?>> Le chiedo e lei sospira, mentre beve.

<<Tutti siamo soli… Specialmente noi esseri immortali, ma sono qui per darti un incarico>>. Sospiro è  qui per affidarmi un lavoro. Ormai io lavoro per lei; uccido per lei; ma soprattutto salvo della gente per lei donandogli una seconda possibilità. Lei si alza e si avvicina a me, poi si siede  ai piedi del letto e beve un nuovo sorso.

<<Di cosa si tratta?>>

<<Nel palazzo di fronte abita un uomo…>> Mentre parla fa scivolare il suo sedere sul letto, sento il tocco della sua pelle sulla mia gamba. Avverto lo spessore degli slip e il tocco della stoffa che appartiene alla sua camicia. Sembra quasi una carezza. Quando è abbastanza vicina mi porge la bottiglia. L’afferro e bevo.

<<Vuoi che lo salvi?>> Le chiedo ripassandogli la bottiglia.

<<Voglio che lo uccida, senza nessuna pietà, senza remore>>. Ribatte lei sorprendendomi, perché per la prima volta sento nel tono della sua voce rabbia. Non so cosa abbia fatto quell’uomo per irritare così tanto un essere solitamente freddo e cinico come Morte.

<<Tu credi che io non provi nulla vero? Pensi che per via del mio stato di entità ultraterrena sia priva di sentimenti. Come può la morte provare qualcosa? Ma ti ho spiegato che io non controllo solo la morte, che la morte e la vita hanno la medesima essenza. Separate non possono esistere, eppure, tu continui a chiamarmi Morte…>>

<<Sì>>.

<<Anche in quei tuoi assurdi racconti scritti così come fossero al presente, Morte… Morte come se io fossi solo quello>>. Si gira verso di me. Sta piangendo. E’ vero per me lei è Morte. Il lato che la collega all’esistenza, il suo essere anche generatrice di vita non riesco ad accettarlo.

<<Se vuoi questa notte per me sarai solo una donna>>. Lei scoppia a ridere.

<<Sei un porco, però sì va bene>>.

<<Perché vuoi quell’uomo morto?>> Le dico mentre mi avvicino a lei. Circondo il suo corpo con le mie gambe. Accendo il lume sul mio comodino e lo giro verso il muro così da avere abbastanza luce per poterla osservare ma senza disturbare la sua sofferenza.

Ho scoperto che il dolore sfoga meglio le sue urla nel buio. Quando ho un’immagine più chiara di lei accompagno con l’indice della mia mano il percorso di una sua lacrima, scendo seguendo la linea del suo collo fino al colletto della camicia.

<<In questo quartiere c’era una bambina, si chiamava Lia. Sognava tante cose ed era bello osservarla e ascoltare i suoi sogni. La linea del suo destino però era incerta, finché poi non si è definita e si è incrociata con quella di quell’animale. L’ha presa, l’ha picchiata e l’ha violata…>> La sua voce ha un tremore. In quel momento mi sembra così fragile. 

<<L’ha uccisa e poi l’ha gettata come si fa con una bambola rotta. Ti chiederai perché non ho impedito tutto questo? Perché non posso interferire con le scelte degli uomini, non posso strappare il cuore a bestie simili. Dovrei sterminare quasi tutta l’umanità se dovessi iniziare a punire i colpevoli>>. Gira il volto verso la finestra e per un po’ resta in silenzio.

<<Perché ogni morte per fame, per violenza, per guerra ricade sulle mani di tutti. Anche di coloro che non hanno un cuore malvagio ma che accettano che la loro società sia così, che questo mondo sfami solo alcuni, arricchisca pochi e mortifichi gli altri>>. Riprende a parlare.

<<Capisco>>.

<<Non posso uccidere i colpevoli e non posso impedire agli uomini di essere crudeli. Però posso mandare te a uccidere quella bestia. Dovrebbe morire comunque nel giro di pochi giorni, un arresto cardiaco. Potrei aspettare, ma non voglio>>.

<<Lo farò, mi dispiace di non poter far nulla per Lia>>. Intrufolo le dita nella sua camicia le sfioro la pelle del seno strusciandole contro  le unghie con leggerezza. Lei piega il suo viso verso di me e si avvicina. La sua bocca è rossa come il sangue e i suoi occhi sono blu come due topazi.

Occhi che Scintillano nella penombra. Fuori piove e un fulmine ci disegna mentre le nostre bocche si sfiorano appena. Apro leggermente la mia e le sfioro le labbra con una lenta carezza. Lei tocca le mie con la lingua e così ci incontriamo. Lei pioggia sul mio cuore e io luogo sicuro per la sua anima.

Poggia la bottiglia  sul pavimento. Poi sento le sue mani esplorare le mie spalle. Le nostre bocche sono una cosa sola. Due anime sole che si divorano. Le tolgo la camicia che scivola sul pavimento. Lei posa i suoi piedi sul letto, smette di baciarmi e si distende. Tira le sue gambe indietro. Allungo la mano verso uno dei suoi piedi. Le tocco le dita e percorro la sua pelle fino alla caviglia.

Arrivo alle ginocchia serrate, devo forzarle come fossero porte chiuse. Poi raggiungo l’interno delle sue cosce e poggio le mie labbra sul delicato ricamo di farfalla che decora le sue mutandine. Struscio le mie labbra su quel ricamo. Sento il suo corpo vibrare. Infilo le mani nelle sue mutandine,

Frugo un po’ e lei ride, poi le sfilo via. La mia bocca scopre la pelle del suo corpo, l’ombelico, i seni, il collo e ritrovo la sua bocca. In quel momento entro dentro di lei e sento le sue gambe abbracciarmi come fossero gli arti di un naufrago che ha paura di annegare, fa lo stesso con le sue braccia.

<<Il sole sta sorgendo devi andare>>. Mi dice appena il sole inizia a battere sulla finestra. Mi scosto da lei e mi rivesto e mi ricorda che quello che è successo durante la notte al buio non è stato solo un sogno.

<<Ti lascerò il solito rotolo di banconote sul comodino. Per un po’ fattelo bastare perché non credo ci rivedremo presto>>. Sorrido. Mi sento quasi usato come fossi stato per una notte la sua puttana. Ma non è così.  I soldi non sono di Vita me li darà Morte. Io quella notte ho fatto l’amore con la vita e ho confortato nel buio la Morte. 

<<Per la bambina vuoi che faccia qualcosa?>>

<<La troverai sotto un mare di foglie in un dirupo nell’enorme parco a est della città, fa in modo che abbia una degna sepoltura>>.

<<Va bene>> La lascio sola, ma la solitudine è nel destino di ognuno di noi anche degli esseri come Morte. Raggiungo il mio nuovo contratto, e pongo fine alla sua miserabile vita.

Lo faccio con la stessa violenza che lui ha usato con le sue vittime quando, dopo averle usate, ha tolto loro la vita. Poi raggiungo il luogo in cui è stata deposta Lia. Non ho bisogno di cercare, come se Morte m’avesse lasciato nella mente un filo che mi colleghi a lei.

La prendo tra le braccia e in quel momento succede qualcosa che forse nemmeno Morte poteva immaginare. In quel momento il dolore di Lia tutta la sua sofferenza si riversa in me. Credo in parte sia dovuto al potere che mi ha dato Morte di liberare l’anima delle persone cui devo donare una seconda possibilità.

E in parte al fatto che ho ancora su di me l’essenza della donna che quella notte mi ha concesso il suo corpo. Quello che provo è orribile, lascio cadere il corpo della bambina, vomito e mi sembra di morire. Forse per un attimo è così. Resto per qualche tempo così piegato e inerme. Poi… Poi succede qualcosa…

<<Fratellone mi accompagni a casa?>>. Sento la carezza della mano di quella bambina sulla mia testa. Poso i miei occhi su di lei e la riconosco ora. Era la bambina che solitamente giocava nel negozio del mio droghiere. A volte la guardavo e sembrava con i suoi giochi creare mondi fantastici. Ricordo che già da allora mi chiamava fratellone.

<<Certo, vieni>>. Le porgo la mano e la riaccompagno a casa. Viva. Non c’è bisogno di comprendere altro. Senza una spiegazione, come solo i miracoli a volte sanno fare. Forse alla fine non ci vorrà così tanto tempo per rivederti Vita, mi dico chiamando Morte per la prima volta con l’altro suo nome che molti non riescono proprio ad attribuirle.

Quel nome che non riescono proprio a collegare al suo volto, perché come possono la vita e la morte essere la stessa cosa?! Eppure, se ci riflettete è così. Se ci pensate è grazie alla Vita che esiste la morte e grazie alla morte che la vita…

 

 

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