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Posted giugno 21, 2017 by admin in Serie Mithriliane
 
 

Damon Lonely: Quella Linea Sottile Fra le sue Labbra


Damon Lonely: Quella Linea Sottile fra le  Sue Labbra…

Racconto originale di Alessandro Cavaliere – Copertina Giuseppe Tuzzi

Damon Lonely:  Quella linea sottile fra le tue Labbra

darkMi fa male maledettamente la schiena, e ho la testa che sembra pronta a esplodere per il dopo sbronza.  Su questo tetto si gela e credo che a breve la rivedrò.

Mi da i brividi quella linea sottile fra le  sue labbra che si disegna quando sorride. Però ormai sono abituato alla sua presenza, alla fine, è la mia committente.

Il mio capo in un certo senso. Lei preferisce definirsi il mio padrone, ma evita di rimarcare questo fatto perché sa che mi da sui nervi. Mi stiracchio un po’ e sistemo il fucile M200 CheyTac, è un buon fucile per questo lavoro.

Dopo tanto tempo che lavoro con Morte devo finalmente uccidere un bersaglio preciso.

Solitamente, ogni mio contratto, finisce con la morte di qualcuno – ma non so mai chi devo uccidere. Perché io sono un assassino che fa un lavoro particolare da quando, Morte, ha deciso di assoldarmi. Salvo le persone e gli fornisco una seconda possibilità.

Solitamente, questo richiede la morte di qualcuno ma, come ho già detto, lo scopro solo nel momento di eseguire il contratto. Questo mi crea molti problemi, perché se non sai chi devi uccidere non sai come affrontarlo al meglio e devi arrangiarti e, nell’arte del donare la morte, la precisione e la preparazione sono tutto.

Fumo un’ultima sigaretta prima di concentrarmi sul mio lavoro. 

<<Cerca di non lasciare quella merda in giro, è vero che i miei servitori cancellano ogni tua traccia ma stai diventando un po’ approssimativo negli ultimi tempi>>. Mi dice apparendo improvvisamente al mio fianco e strappandomi la sigaretta dalle mani per poi fare un tiro.

Ha l’aspetto di una bambina di dodici anni questa volta. 

<<Questa cosa ti ucciderà un giorno, sai?>> Aggiunge poi spegnendo il mozzicone sull’asfalto del tetto. 

<<Lo sai che mi irrita quando bevi e fumi con l’aspetto di una bambina>>. Le dico leggermente irritato. Lei come al solito, quando faccio tali affermazioni, scoppia a ridere. 

<<Sei il solito coglione Damon, non cambi mai per questo ti adoro>>.  Ribatte lei e il suo corpo assume l’aspetto di una ragazza sui 20anni. 

<<Così va meglio?>> Scuoto la testa e mi concentro sul mio lavoro.  Devo uccidere un tale, lo chiamerò John Doe. Devo ucciderlo oggi altrimenti lui ucciderà un’altra persona. 

<<L’amore è una cosa così complicata, e dire che, quando faceste la vostra comparsa sulla Terra, fu una sorpresa per noi Entità ultraterrene scoprire l’evoluzione di questo sentimento tramite le vostre esperienze. Poi purtroppo fu contaminato dai vostri tanti difetti…>>

<<Non mi diventare romantica che non ho ancora vomitato per la sbornia, poi quello di cui parliamo oggi non è amore. Vedi io non ho mai amato nessuno in vita mia…>>

<<Oltre me>>. 

<<Fottiti Morte… Dicevo… Non ho mai amato nessuno, ma sono certo che l’amore non sia un atto di proprietà. Gli uomini come quello non amano nessuno. Per loro le donne sono simili a belle auto da possedere, ne sono gelosi, non vogliono che nessuno le guidi ma sono pronti a venderle se ne trovano una più carina o veloce…>>.

<<Già!>>.

<<Quindi non parliamo d’amore. La cosa che mi sorprende è che le donne incappano sempre in tipi come quello neanche avessero qualche sorta di potere d’attrazione dettato dalla bastardagine>>.

<<Tu sei un bastardo e anche carino dovresti essere pieno di donne>>.

<<Ri-fottiti>> Mi mostra la lingua e si affaccia al parapetto. Indossa un vestito con una gonna larga che le arrivava alle caviglie. Il vento le fa danzare la gonna come fosse una bandiera. Si gira verso di me e mi sorride mostrandomi quella linea sottile fra le sue labbra.

John Doe era un uomo qualunque, con un lavoro banale e una vita pietosa. Viveva in un appartamento nella periferia più lurida della città. Aveva solo una cosa di prezioso nella sua vita. Alice. Una ragazza che aveva diviso con lui l’infanzia e l’adolescenza, che l’aveva amato nonostante fosse una nullità, così, come spesso si ama qualcuno senza un reale motivo ma solo perché è la persona che siamo destinati ad amare.

Però, poi era sopraggiunta la maturità, la frustrazione, il fallimento e il loro rapporto si era trasformato in violenza. Alice era la cosa più preziosa che quell’uomo possedesse, eppure, era anche l’unico suo sfogo per fuggire dalla sua vita patetica.

La picchiava, non c’era bisogno di una ragione. Come se poi possa mai essercene una per abusare di qualcun altro. Eppure, nonostante questo, Alice, aveva sempre sopportato. Lei forse vedeva qualcosa che neanche lui ormai riusciva più a vedere, però per quanto si possa amare qualcuno, prima o poi, ci si arrende al fatto che non possiamo salvarlo.

Una mia amica una volta mi disse che non potevo cambiare gli altri e neanche aiutare a cambiarli se non erano loro stessi a volere il cambiamento. Spesso ci illudiamo di poter fare la differenza, ma se le persone vogliono perdersi noi possiamo solo rimandare l’inevitabile.

Così Alice era andata via, non l’aveva voluto denunciare. Era ancora innamorata di lui nonostante tutto, ma ora doveva pensare alla vita che stava crescendo dentro di lei. Quella vita che non aveva nessuna colpa per la violenza che albergava dentro suo padre. Così Alice era stata forte ed era andata via. 

<<Ora avrà già scoperto dove si trova Alice… Stupidi esseri umani invece di operare per il bene si predicano sempre per il male, sembra quasi che vi piaccia soffrire e far soffrire il vostro prossimo. Siete una specie che non riuscirò mai a comprendere>>. Disse Morte sputando giù. John era stato avvisato da un parente, che lui e Alice avevano in comune, dove si era rifugiata la ragazza.

Il momento in cui aveva compreso di aver perso Alice era stato quello in cui la sua vita si era bloccata davanti a un bivio. Aveva tre scelte davanti a sé distruggersi senza rompere il cazzo a nessuno; lasciandosi andare e morendo in qualche squallido vicolo come aveva vissuto; poteva cercare di ritrovare Alice e distruggere lei e completare quel percorso di violenza che aveva caratterizzato la vigliaccheria che l’avevano reso l’uomo senza nome di questa storia; oppure poteva cambiare quanto meno lasciarli andar via.

Cercare di ritrovare se stesso. Lottare contro quel demone che lo divorava, anche se questo non avrebbe riportato Alice. Poteva da quella perdita ritrovare la sua vita quella che aveva vissuto solo grazie all’amore di quella ragazza. La mia presenza su questo tetto oggi vi fa capire cosa quel bastardo avesse scelto di fare della sua vita. 

<<Ora sta caricando una pistola e bevendo. Se non gli spari domani raggiungerà Alice e l’ucciderà. Voglio che vada diversamente>>. La voce di Morte si fa Seria e quella sottile linea fra le sue labbra si dischiude, mentre il suo viso diventa truce e crudele come quello che forse avrà l’angelo dell’apocalisse quando, il Dio che sta sopra anche alla Morte, deciderà di farla finita con noi. 

<<Lo voglio anch’io>>. Le dico e quando l’uomo esce dal suo appartamento mi basta un colpo solo. Dritto in mezzo agli occhi e uno al cuore giusto per non essere approssimativo. In quel cuore ormai inutile. L’uomo crolla a terra. Alice e il suo bambino hanno una seconda possibilità. Questa volta credo che possano davvero farcela. 

<<Bravo… Tieni>>. Morte mi molla il solito rotolo di banconote. Pulisco il posto e vado via verso un nuovo giorno con il ricordo di quella linea sottile fra le sue labbra. Cosa che cerco di cancellare con il pensiero che almeno una volta la vittima della violenza che c’è in questo mondo non è innocente. 

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