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Posted novembre 22, 2017 by admin in Serie Mithriliane
 
 

Damon Lonely: Sogni di cera…


Damon Lonely: Sogni di Cera…

Di Alessandro Cavaliere

Sogni Di Cera racconto originale….

 

Sorrido, in questa oscurità

che ha la consistenza di mille lame

sorrido e ricordo i tuoi occhi; il sapore della tua bocca

il ricordo che hanno lasciato i tuoi seni e il calore del tuo corpo…

Nel buio di una notte dell’anima scorsi i tuoi occhi,

avevano la consapevolezza del tempo e il rammentare stanco dei ricordi;

avevano il sapore di una vecchia fotografia ritrovata per caso in un cassetto.

Ti Incontrai nuda e senza peccato per perdere me stesso,

ma questa è la vita,

sbattere contro un muro

farsi male e ridere sputando sangue mentre si guarda con odio il cielo;

mentre si finge che non è niente; che non è successo niente; che non fa male

quando… cazzo… il dolore è l’unica cosa che rimane….

 

Ero in giro di notte, come mio solito, perdevo tempo dietro le ombre mentre, nella strada vuota, ogni tanto si sentiva sfrecciare una macchina.

Qualcuno che tornava a casa, forse?! Oppure, qualcuno che andava via per sempre da qualche posto che prima chiamava casa.

Avercela una casa. Un luogo da chiamare così. Casa. Non il tugurio in cui di solito torno a dormire. Sorrido.

Ero in giro di notte mentre aspettavo Morte e uno dei suoi folli contratti. Ero in giro di notte, cazzo, senza neanche una bottiglia di whisky o una cavolo di sigaretta da fumare.

Così mi addormentai su una panchina e poi…

<<Cazzo fai Morte?!>>. Mi ritrovai quella dannata che mi solleticava i piedi nudi. Erano completamente gelati.

Qualche bastardo, durante la notte, m’aveva fregato le scarpe e credo anche quei pochi soldi che avevo in tasta.

<<Ti solletico i piedi, sei talmente stupido che ti sei fatto fregare le scarpe è vero che quella topaia in cui vivi non è un granché ma almeno lì non ti rubano le tue fottute scarpe e 20 dollari…>>. Mi disse sorridendo.

La stronza sapeva quanto avevo in tasca e sicuramente aveva assistito divertita alla scena, mentre quel figlio di un cane mi rubava le scarpe e  quei pochi soldi che avevo.

<<Sono due mesi che non ti fai viva e quando rivedo il tuo brutto grugno fai anche la spiritosa>>. Sbottai prendendo i piedi tra le mani cercando così di trasferirgli un po’ di calore.

Cazzo erano due blocchi di marmo.

<<Tieni idiota>>. Mi disse porgendomi un paio di scarpe che chissà da dove aveva tirato fuori, ma infondo lei è Morte una sorta di Divinità.

Credo possa far apparire qualsiasi cosa voglia in qualsiasi momento.

<<Come mai sei sparita?>> Le chiesi sospirando mentre mi infilavo i calzini che lei mi aveva fatto trovare nelle scarpe, quel figlio di puttana anche i calzini s’era fregato.

<<Solitamente la gente è contenta quando mi dimentico di loro>>. Mi disse sedendosi accanto a me e da bambina divenne adulta, una donna sui trentanni. Poggiò la sua testa sulla mia spalla.

<<Beh solitamente fai visita all’altra gente quando è giunta la loro ultima ora. A me dai da vivere>>. 

<<Sciocco do da vivere a chiunque, ti ricordo che dalla morte nasce la vita e che la vita e la morte sono la stessa creatura, cioè io>>. Era seccante avere a che fare con una Divinità. Sospirai.

<<Quindi t’eri dimenticata di me… Bene>>. Le dissi un po’ seccato. La cosa mi irritava.

Ero il suo assassino alla fine. Uccidevo la gente per salvare coloro che lei sceglieva e inseriva nella sua lista di seconde possibilità.

<<Il solito vizio degli esseri umani di sentirsi speciali. Siete meno che un granello di sabbia nell’universo, e in esso la vostra vita ha la consistenza che per voi ha la vita di una farfalla e vi convincete di essere il centro dell’universo stesso>>. Mi disse scoppiando a ridere. 

<<Folli… siete dei folli>>.

<<Eppure, ti sei dimenticata di me>>.

<<Non mi sono dimenticata di te, solo che ero triste in questi giorni. Ho visto sogni di cera sciogliersi e l’ultima faccia che volevo vedere era la tua>>. Mi disse mentre delle lacrime iniziavano a solcarle il viso.

In una situazione simile, ma con una persona diversa, avrei cercato di consolarla magari avrei asciugato le sue lacrime, ma era pur sempre Morte.

<<Sogni di Cera?>> Le chiesi curioso. Cos’erano i sogni di cera? Forse una sorta di metafora che lei utilizzava per indicare chissà quale altra cosa? Oppure il suo solito modo strano di parlare che tanto mi infastidiva.

<<Quei sogni che le persone fingono di voler realizzare Damon>>. Mi rispose lei. restai in silenzio quella risposta non mi bastava. Lei sorrise. 

<<Vedi piccolo ebete alle anime vengono distribuiti vari talenti e abilità e alcuni di questi talenti e abilità servono per creare i loro sogni>>.

<<Uhm, la mia anima è stata fregata non mi  è stata assegnata nessuna abilità speciale>>. Dissi io guadagnandomi uno scappellotto.

<<Il problema sai qual è?>> Mi disse poi. Feci spallucce. 

<<Che molte persone sono vuote, prive di qualsiasi forma d’amore che non sia l’arrabattare ipocrita dei loro propri interessi>>.

<<Capisco>>.

<<Così alcune possibilità future diventano sogni di cera. Sogni che rimangono vivi solo per la forza di tali abilità>>. 

<<Però, quando queste sbiadiscono o vengono meno i sogni si sciolgono immagino>>. 

<<Sei meno stupido di quanto pensassi>>.

<<Come sei umana a volte>>. Le dissi e lei scoppiò a ridere.

<<Questa cosa mi fa incazzare, Damon, perché sprecare il talento è forse il crimine più grande degli esseri umani>>. Mi disse.

<<Io ne ho fatti sciogliere un bel po’ probabilmente>>. Le dissi sconsolato.

<<Tu non hai talenti se non quello di uccidere e quello di farmi divertire>>. Ribatté lei spietata.

<<Hai un incarico per me Morte? Avrei bisogno di soldi>>.  Le chiesi cercando di cambiare discorso.

Lei mi baciò e sentii il freddo che racchiudevano i suoi baci, poi si strofinò su di me e iniziò a spogliarmi.

In poco tempo eravamo nudi su quella panchina. La gente che passava, nel mentre si era fatto pieno giorno, non riusciva a vederci.

Questo era uno dei vantaggi di fare l’amore con Morte. Nessuno ti vedeva. Mentre la toccavo avevo paura di sentire il freddo che si avverte toccando un cadavere.

Ero convinto che lei non possedesse calore. Invece, l’aveva, anche le sue lacrime, quelle che erano ancora sul suo viso.

Quando entrai dentro di lei per poco non esplosi. Sarebbe stato imbarazzante. Sicuramente m’avrebbe preso in giro per parecchio tempo se fosse successo.

Ma era veramente difficile concentrarsi e non venire subito quando lei era su di te.

Lei è il concentrato di tutte le donne che sono vissute e che vivono su questo mondo. Lei è la donna più bella e sensuale di questo mondo. Lei è la morte e la vita stessa. 

Arrivammo poco dopo insieme. Mi guardò negli occhi, poi poggio la sua bocca sulla mia e mi disse: <<Ora potrei anche ucciderti se volessi>>.

<<Lo so, perché non lo fai? Alla fine come hai detto tu non ho talenti se non uno orribile e l’altro poco utile>>.

<<Farmi ridere lo trovi poco utile? Sai quanto è importante che la morte sia di buonumore. Sai quanto è difficile per una come me ridere o venire?>>. Mi disse.

Scoppiammo entrambi a ridere. Quando si tolse da dosso e si ricompose le chiesi di non sparire con le sembianze di una bambina ma restare così com’era.

Lei sospirò e annuì. Poi sparì con l’aspetto della donna con cui avevo fatto l’amore.  Accanto a me c’era il solito rotolo di banconote. Non era il pagamento di una prestazione o di un contratto.

Era il dono di un’amica. Almeno volli credere che fosse così per non sentirmi usato come una puttana.

 

Questo dolore che non va via è simile a una musica,

note crudeli che ti strappano il cuore

vorrei riavere quel che ho perso di te,

quel che di te è stato veramente mio

ma mi accorgo che di te non possedevo nulla,

quindi, in realtà non ho perso alcunché…

Così, quello che di te era mio,

lo ritrovo nelle mie mani vuote.

Poi inizio a piangere, senza vergogna,

senza pudore,

senza una vera motivazione.

Magari potresti essere portata a pensare che pianga per te…

Però, sai, non piango per te

e non è l’orgoglio o la rabbia a farmi scrivere questo

purtroppo, a volte gli uomini piango così senza motivo…

O forse il motivo per cui piangono

lo ritrovi smarrito nella loro

solitudine e nei loro sogni di cera

che si sciolgono alla luce del sole i un nuovo mattino.

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