0
Posted ottobre 18, 2017 by admin in Serie Mithriliane
 
 

Damon Lonely: Tu che Sorridi Nel Buio


Damon Lonely: Tu che sorridi Nel Buio…

Racconto originale di Alessandro Cavaliere (foto di Raffaele de Landro)

Tu che sorridi Nel Buio

 

Tu che sorridi nel buio,

mettendo a nudo le mie ombre,

privandomi del respiro,

strappandomi ogni illusione

donami un momento per piangere…

Un solo fragile momento….

notte2C’è buio, la città è colorata solo dalle luci artificiali. La gente per bene è rintanata nelle case a guardare la televisione o davanti a un computer qualcuno forse a fare l’amore.

Cammino tra le vie di questa città, osservando la gente che nel buio vive. I reietti come me. Quelli che durante il giorno sembrano fuori posto.

Come se un pittore meschino si fosse divertito a disegnarli in disarmonia con il resto del mondo. Quelli del buio li riconosci subito durante il giorno.

Il mio problema è che oggi sono inquieto mi attanaglia un po’ di malinconia, e sinceramente, preferisco in questi momenti muovermi tra la mia gente. Tra le puttane della stazione; tra i criminali nei vicoli; tra i barboni sulle panchine o sotto i palazzi.

Preferisco camminare tra la gente del buio. Poi spero di evitare Morte per un po’, anche se so che sarà impossibile. Lei mi segue sempre. Lei è in ogni ombra che mi precede. In ogni anfratto che è nascosto ai miei occhi.

I suoi di occhi sono sempre su di me, li sento. Sono loro che mi divorano il corpo e l’anima non il tempo; non questa mia vita che trascorre e si consuma in una delle tante  città del mondo.

Un posto che di notte, al buio, ha gli stessi volti che si somigliano un po’ ovunque. 

<<Sei troppo presuntuoso Damon, pensi sul serio che io ti segua sempre? Ho i miei affari da sbrigare. I miei conti da far quadrare, e certamente non mi piace osservare sempre quel tuo brutto grugno malinconico>>. La sua voce mi raggiunge alle spalle. Spunta calda e dolce da un vicolo.

Mi giro, lei è lì vestita come una delle tante donne che di notte vendono amore agli uomini che hanno il freddo nel cuore o semplicemente non sanno governare quello che hanno tra le gambe. 

<<Forse, ma sta di fatto che sei qui>>. Le rispondo semplicemente mentre mi accendo una sigaretta. 

<<Ti uccideranno…>>

<<Dovrò morire, prima o poi, e se mi fanno tossire ho dell’ottimo sciroppo per la tosse>>. Le dico e lei sorride, ha l’aspetto di una ragazza tra i 23 e i 26 anni.

Le sue forme sinuose si disegnano nei vestiti che indossa. Una gonna corta che le arriva poco più in la dell’inguine; una camicia nera sbottonata che mostra il petto e i capelli raccolti dietro la nuca, una ciocca che le disegna una strana onda scura sul volto. 

<<Hai un incarico per me?>>. Le chiedo appoggiandomi a un palo della luce. 

<<Più avanti c’è un uomo che sta per morire, sarà aggredito da due topi di fogna>>. Mi giro nella direzione che Morte mi ha indicato e vedo un tizio vestito con un abito scuro.

Sembra appena uscito da un funerale o da un matrimonio che poi per me sono la stessa cosa. Lo guardò. Ha una bottiglia di whisky nelle mani. I vestiti in disordine e lo sguardo perso che guarda nella notte, ma in realtà, forse, fissa il buio.

Tiro due forti boccate e poi getto la sigaretta. 

<<Non sembra uno dei tuoi soliti casi disperati, non sembra neanche uno degli spettri che popolano solitamente la notte>>. Le dico, ma ho imparato a non fidarmi più delle apparenze. 

<<Infatti, questo tipo è un uomo normale, un uomo buono. E’ capitato qui per caso. La donna di cui era innamorato l’ha piantato sull’altare oggi>> Mi dice Morte. 

<<Capisco, recitando il solito copione dei cuori infranti si è prima ubriacato e poi si è perso nella notte. Solo che tra poco verrà ucciso se non intervengo>>. Gli rispondo e lei annuisce.

Così mi avvio verso il mio nuovo contratto. Quando gli sono a pochi passi spuntano i due topi di fogna di cui aveva parlato Morte. Hanno dei coltelli. Sorrido. In questa mano la sorte mi ha fornito carte migliori.

Caccio la mia pistola,  già munita di silenziatore, dal soprabito. Due colpi secchi, uno al cuore e uno in mezzo alla fronte e i due sono storia vecchia. Il tipo per quanto ubriaco mi guarda come si guarda la morte.

Gli piazzo un pugno dritto sul mento. Va giù come un sasso, poi gli piazzo una mano sul cuore e gli sottraggo la sua sofferenza. 

<<Oggi sei fortunato idiota, hai ancora tutta la tua vita da buttar via e ti sei tolto dal cuore il sentimento che ti legava a quella puttana di cui ti eri innamorato>>. Gli dico, ma lui non mi sente è svenuto.

Dopo un po’ arriva l’assistente di  Morte che ripulisce la scena. Devo solo riportare l’ebete alla sua macchina e poi torno nel vicolo dove Morte ancora mi attende. Ha ancora il suo solito aspetto. Ho nel cuore una sofferenza che non mi appartiene. 

<<I miei soldi?>> Le dico guardandola con odio. Alla fine è colpa sua se ho il cuore spezzato. Mi attira a se e mi bacia. La spingo contro un muro e le mordo il collo bianco.

La mordo fino ad arrivare al suo mento e poi alle sue labbra. Lei nel mentre mi sbottona i pantaloni. Le tiro su la gonna e le strappo via le mutandine. In un attimo sono dentro di lei.

Ansimiamo insieme per tutto il tempo, mentre le nostre bocche fameliche si nutrono a vicenda. Siamo come lupi nella notte che si sbranano l’uno con l’altro.

Quando abbiamo finito entrambi ci ritroviamo con il fiato corto. Il sole dipinge nel cielo notturno crepe di arancio e giallo;  il nero si muta in blu e poi in azzurro. 

<<La notte è finita questi sono i tuoi soldi, la puttana che paga il cliente>>. Mi dice Morte lanciandomi il solito rotolo di banconote. Poi il sole inizia a toccare il suo corpo. Io mi appoggio al muro e inizio a piangere. 

<<Sei proprio un bambino>>. Mi dice lei mentre il sole cancella i tratti del suo corpo, come fa solitamente la luce con ciò che appartiene al buio.

Quando nulla di lei resta, mi ricompongo. Raccolgo il mio soprabito e mi dirigo verso casa. Oggi sarei ancora più fuori posto tra la gente che vive di giorno.

No votes yet.
Please wait…


admin

 
Mithril Art - Rivista Letteraria - Associazione Culturale