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Posted ottobre 23, 2017 by admin in Racconti
 
 

Damon Lonely: Vita, Persone e Altre Cattiverie


Damon Lonely:  Vita, Persone e Altre Cattiverie

di Alessandro Cavaliere illustrazione nel post di Alessandro Carrara

Vita, Persone e Altre Cattiverie Racconto originale

 

Vita, persone e altre cattiverie è un po’ il senso del nostro vagare su questo mondo imperfetto. Questo mondo che noi stessi abbiamo composto pezzo a pezzo, con le nostre mancanze.

Sangue crudele,

sabbia versata su ferite

che non si rimarginano,

urla e sofferenza

in questo gioco continuo

tra quello che la vita potrebbe essere

e che invece è…

Cammino per una delle tante vie di questa città tentacolare. Osservo le persone. Ognuna ha il suo universo e inferno personale.

 

Voglio sperare che tra le tante che incrocio ci sia anche chi ha il suo piccolo paradiso.

<<Sei sempre troppo ottimista Damon>>. La voce di Morte mi raggiunge come sempre inaspettata.

Simile al vento che ti accarezza in una giornata di sole.

<<Pensavo che non ti saresti più fatta sentire>>.

<<Ho avuto da fare, ma oggi ho un incarico per te>>. Mi dice e la sua figura si delinea al mio fianco. Oggi ha l’aspetto di una ragazzina sui 13 anni.

Indossa una di quelle divise scolastiche che solitamente ti affibbiano le scuole private. Ha un’espressione molto triste sul viso. La sua maschera di tristezza mi rende malinconico.

<<Cosa devo fare?>>. Le chiedo cercando di concentrarmi sul mio nuovo incarico.

<<In quella palazzina>>. Mi indica uno dei tanti fabbricati anonimi che si affacciano sulla strada in cui stiamo camminando.

<<Lì c’è una donna che sta per togliersi la vita. Si chiama Lia Never>>.

<<Lia Never!>> Ripeto come se il nome solleticasse le corde della mia memoria.

<<Fino a dieci anni fa era una delle donne più potenti della città. Controllava la cosca dei Vatiano. Aveva conquistato il potere prima con la sua avvenenza, facendosi sposare dal boss Vito Vatiano e poi…>>

<<Con l’omicidio e le solite pratiche che in certi ambienti ti portano al vertice. Rammento chi è quella donna. Uno degli esseri più spietati e pericolosi che questa città abbia mai avuto la sventura di ospitare>>.

<<Dieci anni fa ha avuto un ictus e il figlio Giorgio ha pensato bene di approfittarne per toglierle il potere>>. Mi spiega Morte.

Lia Never poteva essere considerata il diavolo che aveva infestato per decenni la nostra città. Uno dei tanti mostri che questa vita fatta di persone e cattiverie genera come fossero un cancro vivo che consuma la società.

La Never aveva impedito che questa città progredisse ed era la causa di molta dell’infelicità diretta e indiretta che soffoca le persone che vivono in questa metropoli.

<<Credo di aver lavorato per lei anch’io agli inizi>>.

<<Probabile, comunque oggi il suo destino dovrebbe interrompersi. Sta per farsi saltare in aria. Tra poco aprirà le chiavette del gas e poi… Sai già cosa succede no, quando qualcuno fa una cosa del genere>>.

<<Solitamente fa boom>>.

<<Esatto>>.

<<Cosa vuoi che faccia?>>

<<Devi salvarla, lo so che ora protesterai. Quella donna non si merita una seconda possibilità, ma credimi questa volta non è un mio semplice capriccio>>.

<<Spiegati meglio>>.

<<I figli hanno deciso di rinchiuderla in una di quelle case di riposo in cui gli anziani, beh…>>. Morte ora ha assunto l’aspetto di una donna sui cinquant’anni. Indossa un vestito molto sobrio e si accende una sigaretta. Sorrido.

<<Avevo voglia di fumare e siamo in pieno giorno>>. Mi dice. Però, non so quante volte l’ho rimproverata quando fumava con l’aspetto di una ragazzina.

<<Comunque, se la lasciamo morire si porterà dietro un bel po’ di gente innocente e farà scoppiare una guerra tra le organizzazioni criminali di questa fottuta città. I figli per la prima volta sono d’accordo su una cosa…>>

<<Capisco, ok. Chi devo uccidere per salvarla?>>.

<<Questa volta nessuno, farò pareggiare i miei conti in altro modo>>. Mi dice e mi passa una busta con una siringa che contiene qualche sostanza soporifera che renderà la Never innocua fino all’arrivo dei figli.

Raggiungo la casa della vecchia signora Never. Ormai non c’è più nessuno a farle da guardia. Una delle donne più temute e odiate della città vive in miseria e da sola in un lercio appartamento nella periferia di questa sporca città. Ogni tanto c’è un’infermiera e una badante, ma oggi è sola.

Forse, in molti, pensano che questa sia già una punizione sufficiente per una come lei. Quando entro in casa sua la trovo che sta strisciando verso la cucina.

<<Mi spiace signora Never ma la Morte non ha desiderio di annoverarla nella sua lista per il momento>>. Le dico ed estraggo la siringa. Lei con uno sforzo sovrumano si gira verso di me e mi guarda spaventata. Non può parlare, l’ictus le ha reso impossibile la cosa.

<<Buonanotte>>. Le dico iniettandole il contenuto della siringa. La donna si dimena per un po’ ma poi perde i sensi. finirà in un istituto dove camperà altri 20 anni prima di tirare le cuoia.

Quando sono fuori dal palazzo Morte mi porge il solito rotolo di banconote, poi senza dire nulla va via perdendosi tra le persone che affollano questa città in cui la cattiveria non paga, ma è la strada che molti ritengono più semplice per ottenere quello che vogliono.

 

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