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Posted settembre 11, 2018 by admin in Racconti
 
 

La Macchina Nuova


La Macchina Nuova

di Alessandro Cavaliere 11.09.2018  Racconto Ciclo Macandiano

La Macchina Nuova

Era divertente osservare Loy che lucidava la sua macchina nuova. Maco l’osservava cercando di non fargli capire quanto questa cosa in realtà lo divertisse. C’era da precisare che la macchina nuova poi tanto nuova non era. Loy s’era potuto permettere solo una vecchia 500, ammaccata e capricciosa.

Automobile che in ben due occasioni, delle quattro avute per uscire e sfoggiare il mezzo nelle strade macandesi, aveva lasciato a piedi sia il proprietario che i suoi passeggeri.

Eppure, quella macchina per Loy era stata un grande traguardo. Aveva da poco finito la scuola e iniziato a lavorare per un impresa di costruzioni di Macande la Iodice. La sua famiglia, i suoi amici e chi lo conosceva avrebbe scommesso sicuramente su un suo fallimento.

Invece Loy aveva resistito. Aveva lavorato duro e stava continuando a farlo a dispetto di quello che la gente pensava di lui. Potersi comprare la macchina nuova, anche se nuova non era, per lui era stato il coronamento di un sogno.

Poter dimostrare alle persone che lo conoscevano che lui era un tipo affidabile e non un perdigiorno come molti pensavano.

<<Ecco fatto>>. Disse dopo aver passato per l’ennesima volta lo straccio sul cofano della macchina. Si era incaponito sul farla luccicare come un brillate; ma i graffi non li potevi togliere con lo straccio e la buona volontà per quanto olio di gomito spendessi nel tentativo.

<<Mi sembra perfetta>>. Disse Maco che, per quanto divertito, non voleva offendere il suo amico. Anzi in qualche modo era fiero del Loy che dimostrava al mondo di non essere uno sfaticato impenitente, ma una persona seria e responsabile.

<<Hai visto? Poi investendoci un po’ di soldi e tempo vedrai che diventerà un gioiellino>>. Commentò Loy fiero. Erano all’esterno del bar paradiso dove lavorava la sorella di Loy, Lucia.

I proprietari erano alla mano e avevano permesso a Loy di utilizzare una piccola fontana nello spiazzale che circondava il bar a patto che non combinasse un macello.

<<Ora sistema i secchi e tutto, non fare come tuo solito che lasci le cose a metà>>. Gli disse Maco, conoscendo il carattere dell’amico. Loy grugnì e iniziò a sistemare. I due ragazzi avevano si è no sotto i 25 anni a quel tempo, anche se Loy era di qualche anno più grande di Maco.

<<Ti do una mano anch’io tranquillo>>. Disse Maco e insieme a Loy iniziò a sistemare il macello di secchi, stracchi e prodotti per la pulizia dell’auto che l’amico aveva acquistato.

In quel preciso momento si udì il suono di pneumatici che strusciavano sull’asfalto; come se qualcuno, invece che in un paesino di provincia, si trovasse in qualche autodromo a gareggiare. Istintivamente i due ragazzi drizzarono il capo e le orecchie come due segugi in caccia infastiditi da un suono improvviso.

Le sagome di due auto iniziarono a farsi largo infondo la strada che costeggiava il bar Paradiso. Correvano veramente come stessero facendo una gara, ma non si trattava di nessuna competizione o gioco fra ragazzetti annoiati. Si udirono suoni di spari, che si mischiavano a quelli della folle corsa.

Maco e Loy restarono per un attimo come inebetiti. A Macande in quei giorni c’erano state molte stese di Camorra. C’erano due fazioni che si contendevano le attività criminali sul territorio e ogni tanto si finiva a pistolettate. Le macchine si avvicinarono pericolosamente. Sfrecciarono davanti al bar.

Gli spari sembrarono per un attimo lo schioccare di dita di giganti, ma era solo l’urlare violento di miserabili che infestavano Macande come scarafaggi.

<<Attento>>. Urlò Maco buttandosi su Loy imbambolato e immobile davanti a quell’interruzione così violenta del suo quotidiano. I due ragazzi finirono lunghi per terra mentre sulle loro teste fischiavano i proiettili. I secchi e alcuni prodotti danzarono per aria colpiti dalle pallottole.

Le macchine passarono e all’incrocio, poco più avanti del bar, i proiettili che continuavano a fischiare da una parte all’altra colpirono un vecchietto fermo all’edicola a comprare il giornale. Come Loy era rimasto impietrito ma nessuno l’aveva tirato giù. C’avevano pensato le pallottole colpendolo alle gambe.

Quando le auto si allontanarono in direzioni opposte e il pericolo fu scongiurato ci fu un momento di inquietante silenzio. Poi iniziarono le urla. La gente che correva avanti e indietro senza sapere bene cosa fare. Maco e Loy si misero a sedere sull’asfalto guardando la cinquecento bucherellata dai fori di pallottole.

<<Quei bastardi mi hanno anche bucato una gomma>>. Disse Loy sconvolto.

<<Credo che sia il danno minore amico mio>>. Rispose Maco che proprio non era capace a rincuorare le persone.

<<Chiamo la polizia>>. Disse poi mentre si girava a guardare verso l’edicola.

<<Anche un’autoambulanza>>. Aggiunse guardando il vecchio che si contorceva per terra mentre i gestori dell’edicola cercavano di soccorrerlo.

Quando ebbe avvisato sia la polizia che l’ospedale dell’accaduto Maco guardò il cielo e sospirò. Era un cielo bellissimo e pieno di luce. Nuvole bianche e paffute si inseguivano come avrebbero potuto fare dei bambini che giocano in un cortile.

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