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Posted marzo 4, 2018 by admin in Blog-Life
 
 

La Parola Felicità è Donna


La Parola Felicità è Donna

di Felix (illustrazione di Axe)

La Parola Felicità è Donna

 

La parola felicità sembra sul serio essere donna a volte. Perché come le donne ha bisogno di coraggio, è piena di vita e si esprime al meglio con l’amore.

Riprendiamo con questo post un vecchio pezzo uscito qualche anno fa sul nostro vecchio blog di Virgilio. Coincidenza vuole che anche allora si votava.

“Ti svegli una mattina di maggio, in Italia, per andare a votare il sindaco della tua città, ti affacci alla finestra c’è il sole anche se tira vento.

Gli alberi ricoperti di foglie verdi sembrano danzare, è quasi estate, ma sembra più autunno. A rammentarci l’estate ci sono i colori lussureggianti e un sole capriccioso che, nonostante i nuvoli, insiste a picchiettare sulle finestre e sulle cose di questa piccola cittadina di provincia.

Un sorso di latte caldo e un morso a una torta al limone, fatta da mia madre, mentre la cagnolina mi guarda e muove le zampette per averne un pezzetto. Poi  via, per strada.

In paese si respira il clima di questo lunedì elettorale con la gente radunata a macchia di leopardo. Mucchietti sparsi fuori a un bar; vicino alle sedi elettorali; davanti la chiesa.

Sono tutti lì a discutere,  su chi vincerà e  quanti consiglieri verranno eletti:

“Sono certo che ce la fa” 

“Mah sono scettico per me non  ha abbastanza voti”.

In questo clima di attesa, quasi da bar dello sport – perché poi in Italia siamo abituati sempre a commentare ogni competizione come fosse una partita di calcio – mi avvio alla scuola Eduardo De Filippo. 

La mia vecchia scuola media. Il luogo dove è stata istituita il seggio in cui poi dovrò esprimere il mio voto. Camminando guardo le persone mi sembra tutto normale.

Ho quasi la sensazione di essere in un paese democratico, con leggi democratiche, con una delle costituzioni più belle del mondo, eppure…

Eppure ho un senso di fastidio interno. Qualcosa che mi stringe lo stomaco dal giorno prima, che guasta quel clima tranquillo.

Sarà che in questi giorno è morta un’altra ragazza, chi diceva di amarla l’ha prima accoltellata e poi lasciata agonizzante in un prato da sola tra la vita e la morte. Questa notizia che poco sembra collegarsi con quello che sto per fare mi guasta un po’ l’umore.

Quella poveretta lasciata così, ad attendere… Aspettare una fine che non ha nessun senso, succede ancora in Italia, morire così senza motivo in un prato, in una fottuta tranquilla giornata di Maggio.

Perché chi aveva detto d’amarla aveva un piano diverso per la sua morte. Non gli bastava quella barbarie, così, dopo averla lasciata sola ad agonizzare, è tornato per finirla con il fuoco. E’ questo pensiero, talmente atroce e disarmante che mi guasta la giornata.

Questo pensiero così duro che ti stringe lo stomaco, perché ti hanno insegnato che l’amore è altro. Perché pensi che l’amore sia altro. Quell’idea dell’amore che protegge e non uccide; che si compie nell’atto di procurare all’altro felicità.

Poi ti dici ma quale amore, quando si uccide non c’è amore è un sentimento diverso. Un sentimento che muta l’uomo in una sorta di orco. Chi uccide non ama. Ha solo le sembianze di un uomo, ma in realtà è un mostro che dell’amore non conosce nulla.

L’abietto sentimento che provano questi uomini è solo smania di possesso. Poi sospiri, pensando che stai andando a votare, che vivi in un paese civile e democratico ma invece no.

Invece no, non esiste democrazia in un paese che in realtà è in guerra. Un paese che è in guerra contro la mafia, che uccide e macina morti e ruba il futuro alla persone giorno dopo giorno.

In un paese in cui le donne muoiono per l’egoismo di uomini che considerano l’altro una proprietà è non un essere umano. In un paese in cui la povertà non è solo qualcosa che vedi nei telegiornali e che riguarda un altro continente.

Un paese in cui due ragazzi dello stesso sesso non possono baciarsi per strada senza rischiare di essere aggrediti.

Una nazione in cui la politica ci racconta che bisogna allearsi con chi protesta fuori i palazzi di giustizia ma che in 20anni non ha saputo rendere questa giustizia giusta. se non per proteggere le caste.

Un paese in cui le cose semplici diventano complicate, in cui un politico si permette il lusso di parlare della povertà indossando abiti da migliaia di euro e usa parole come “pulizia etnica” per commentare gli attacchi ricevuti dai suoi avversari.

Un paese che se hai un certo nome possono processarti all’infinito tanto  non farai neanche un giorno di carcere, e se invece non hai subito mai neanche una denuncia rischi di vivere quasi agli arresti domiciliari, perché non hai un lavoro e quindi non hai soldi neanche per andare a berti un caffè.

Tutti questi sentimenti e questi pensieri ti possono rovinare la giornata in cui vai a votare credendo che questo sia un paese democratico.

Però poi speri che le cose possano cambiare che la gente si svegli e non usi la violenza per modificare questo stato di cose ma la ragione.

Speri che la gente impari che la parola felicità è Donna e quindi ne abbia più rispetto, che non si cambia niente se non si inizia a cambiare se stessi.

Cambiare senza accettare nulla che sia disonesto, scendendo in strada a manifestare il proprio dissenso ogni volta che violentano le nostre istituzioni, che violano il nostro diritto ad essere felici.

Indignandosi non solo a parole ma con i fatti e l’impegno civile ogni volta che uccidono una donna senza pietà.

Speri che le persone si sveglino e comprendano che un mondo diverso si può ottenere se solo si fosse meno egoisti.

Gli esseri umani dimenticano troppo spesso che prima o poi si muore e che quello che rimane di te sono le cose buone o cattive che hai fatto.

Senza fare demagogia o chiacchiere, ma impegnandosi perché la “storia siamo noi” diceva una splendida canzone. Speri in tante cose e dopo aver votato  ti avvii verso casa mentre c’è ancora il sole che picchietta sulle cose lottando con le nuvole. 

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