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Posted ottobre 27, 2018 by admin in Racconti
 
 

Macande: Nessuna Differenza


Macande: Nessuna Differenza

di Alessandro Cavaliere

Nessuna Differenza Quando negli Occhi Delle Donne Trovi le Risposte….

 

Era il vento a rammentargli che quella non era una giornata d’estate. Il sole si divertiva invece a farlo sudare, trovava ogni modo per raggiungerlo come volesse comunicargli che quel giorno il freddo, che fosse dentro o fuori non era qualcosa di cui doveva preoccuparsi.

Era il 27 ottobre e ormai l’estate era bella che andata da un pezzo. Maco Funi, sostava davanti al comune di Macande insieme a un altro scavezzacollo, o almeno molti lo consideravano così, Loy de Grado.

Il paese si era svegliato senz’acqua, e il sindaco Nile combatteva con la società che gestiva le risorse idriche della regione già dalle sette. Maco ringraziava la sua buona stella di abitare ancora nel buon vecchio quartiere popolare, lì il servizio idrico non aveva avuto nessuna interruzione.

Lui e Loy aspettavano Pablo Hystoria, un giornalista sociologo di Macande che quella mattina avrebbe moderato un’evento contro la violenza di genere. La Casa di Pat e un’altra associazione dal nome complicato per i più, presentavano uno sportello anti-violenza e una serie di iniziative legate a questo tema così delicato.

Con Hystoria ci sarebbe stato un altro loro amico Nando Havana, un fotoreporter che seguiva con la sua pagina ogni evento sul territorio Macandese. Anche quella mattina sarebbe stato in prima linea con la sua macchina fotografica.

Il Paese sonnecchiava ancora. La mancanza d’acqua aveva sparso un po’ di nervosismo come si fa con lo zucchero a velo su una torta.

<<Non credo che verrà chissà quanta gente oggi, Pablo come sempre ci ha incastrato>>. Disse Loy con gli occhi ancora pieni di sonno. Maco sorrise. Loy era uno scansafatiche di prima categoria, però da un po’ era riuscito ad avere un lavoro decente e il fine settimana era l’unico momento in cui poteva riposare dalle sue “fatiche”.

Maco, sorrise, perché sapeva che spesso la bocca di Loy diceva l’opposto di quello che c’era nel cuore del ragazzo. Lui e Loy adoravano Pablo era la memoria storica di Macande e uno dei pochi che si prendesse la briga di dar voce agli ultimi e alle persone che quella voce se la vedevano negata dai potenti di turno.

<<Ragazzi quindi siete venuti anche voi>>. Disse un ragazzino che aveva poco più di 13 anni. Era Marco un altro membro del club degli sfigati anonimi di Macande, come Loy aveva battezzato quel variegato gruppo che spesso si riuniva proprio giù a La Casa di Pat.

<<Nanetto, sei venuto da solo nessuna delle tue fidanzatine?>>. Rispose loy e Marco gli lanciò un’occhiataccia ma poi i tre scoppiarono a ridere. Maco pensò; è proprio una bella giornata oggi. Trascorse un po’ di tempo, e tutti gli attori di quella mattinata si presentarono al Comune.

L’evento era nella sala consiliare. Il Comune di Macande era particolare. In molti volevano metterci le mani sopra, approfittarsi di quelle pietre, di quegli uffici e dei soldi che lì arrivavano dalle tasse dei cittadini. Però, quell’edificio era combinato come l’ultimo dei macandesi. Maco pensò, che il suo comune rappresentava i poveri più di quanto la politica macandese potesse fare con le sue parole. Il sindaco Nile a breve avrebbe ristrutturato quell’edificio, ma lui l’amava così: “scarubato”.

Quando finalmente furono tutti dentro l’aula consiliare ci fu da attendere solo il sindaco e il prete. Il sindaco aveva un diavolo per capello. La questione dell’acqua gli aveva intossicato la mattinata. Però, l’atmosfera, la gente che era venuta ad assistere e le persone che formavano quel gruppo di relatori che stavano seduti lì perché ci credevano, erano riusciti a farlo rilassare.

Forse Nile era stato indirettamente il primo che aveva beneficiato dello sportello. Sua moglie con i due gemelli Alice e Tommaso erano in sala. Maco e gli altri si sedettero proprio vicino a loro. C’era anche una stramba ragazza vecchia conoscenza di Maco. Mary Kishi. Un visetto da scugnizza e un bellissimo sorriso.

<<Anche tu qui Maco>>. Disse la ragazza abbracciandolo.

<<Certo, Mary non potevo proprio mancare>>. Rispose Maco sedendosi proprio accanto a lei.

<<Benvenuti tutti>>. Disse Pablo iniziando quella giornata di chiacchiere sulla violenza e su come le persone insieme potessero arginarne i mali. Tra i relatori c’erano uno psicologo occhialuto Salvatore Tondi, una ragazza, Leandra, sopravvissuta alla violenza di un folle, l’assistente sociale Eleonora Del Mare e la giovane assessore alle politiche sociali Antonia Marino.

Pablo fece iniziare il convegno dando la parola alla musica. Alle parole cantate da una giovane Macandese, Tresy Sodano, accompagnata dal maestro Vincenzo Di Monda che fece quasi piangere il buon vecchio Loy.

Maco, guardò i sedili vuoti nella sala consiliare. L’evento non aveva attirato tanta gente. Era sabato mattina, l’acqua aveva un po’ intossicato tutti i macandesi, un po’ quel tema era così difficile da trattare che forse per alcuni era meglio restare assenti. C’erano tante attenuanti, forse, per mancare. Per non essere presenti. Eppure….

Eppure, Maco per un po’ vide sedute su quei sedili vuoti tutte le donne che non erano sopravvissute alla violenza. Vide seduta la sua amica di infanzia Lara che ancora combatteva tra la vita e la morte per la violenza portata a Macande dalla Camorra; vide anche un’altra sua amica che abitava nel suo stesso stabile e che fu uccisa dal padre insieme a sua madre. Ricordò con sofferenza l’impotenza di quei giorni e sorrise vedendo che quelle donne che immaginava lì sedute sorridessero guardando quei relatori, quelle associazioni, quegli uomini e quelle donne che si stavano impegnando per impedire che qualche altro fantasma potesse popolare una sala poco affollata di un comune di provincia che cercava di combattere la violenza e far vincere l’amore.


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