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Posted novembre 14, 2017 by admin in Comix
 
 

Maccheroni – Il Cielo Sotto Le Scarpe


Il Cielo Sotto le Scarpe

di Alessandro Cavaliere – illustrazione Giuseppe Tuzzi – Copertina Luca Bruniera

Il Cielo Sotto le Scarpe opera originale

 

Primo Capitolo – Iniziamo A Camminare

 

A volte, oltre una finestra bianca, c’è molto di più che il semplice panorama offerto agli occhi dal mondo.

I rumori della notte si perdono tra le strade di questa città. Napoli che dorme è come un gatto.

Ciro guardava la luna.

<<Assomigli al sorriso dispettoso di una donna questa sera>>. Disse poi accarezzando con un dito il vuoto che li divideva.

<<Maledetta Insonnia>>. Disse ad alta voce. Poi si mise a fantasticare.

Immaginò che, da qualche altra parte, ci fosse una versione non molto dissimile dal Ciro che quella maledetta notte non riusciva a dormire.

<<Forse in un mondo diverso in cui la mia vita magari è disegnata da qualche strambo artista e scritta da un altrettanto strambo sceneggiatore>>

Ridacchiò al solo pensiero e pensò a Lara. Sicuramente la sua fidanzata gli avrebbe dato dell’egocentrico per quella sua fantasia.

<<Magari in quel mondo amica luna ti sto prendendo a secchiate per passare il tempo>>. Disse accoccolandosi sul davanzale della finestra.

Ciro viveva in un antico palazzo del centro. Il suo affittuario era un nobile decaduto che gli rammentava un po’  un personaggio della commedia napoletana.

<<Vivere in questa città dividendo un appartamento con queste bestiacce forse non è il massimo>>. Disse pensando ai suoi coinquilini. Ragazzi della sua età che, come lui,  tentavano di sopravvivere.

<<Crearsi un futuro in questa città simile a un gatto>>.

Napoli, infondo, assomigliava molto a un gatto randagio. Uno di quelli che si lascia accarezzare ma che se gli gira non ci pensa due volte a graffiarti anche senza un motivo.

I suoi coinquilini dormivano. Beati loro. Lui spesso passava intere notti in bianco. Era una cosa che gli capitava sin da ragazzo.

In strada, proprio sotto la sua finestra bianca, c’erano Annibale, un senzatetto che viveva nel quartiere e il suo cane che quello strambo uomo aveva chiamato Scipione.

Annibale stava accarezzando le corde di una vecchia chitarra. Ciro non l’aveva mai sentito parlare se non quando ogni tanto, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, si metteva a cantare accompagnato dalla sua vecchia e sudicia chitarra.

Annibale stava cantando una canzone dei Foja “Tu me accire”. Era maledettamente bravo. Almeno Ciro lo percepiva così quella sera.

La canzone era malinconica e ti graffiava l’anima. Ciro sospirò e sottovoce iniziò a seguire la voce di Annibale.

La città dormiva così tra il caos notturno e quella canzone canticchiata a braccio. Quella strana metropoli simile a un gatto.

Ciro pensò che forse l’altro, quello che viveva nel mondo a fumetti, magari non sarebbe stato così paziente con Annibale.

<<Magari ti avrebbe preso a secchiate quello stronzo>>. Disse Ciro sorridendo.

Poi Immaginò di avere una tromba tra le mani e iniziò a suonarla per accompagnare Annibale. Era maledettamente triste quella notte. I pensieri si affollavano nella mente e si mischiavano ai ricordi.

Una di quelle notti in cui le cose brutte e belle del passato assomigliano, quasi, a dei biscotti.

Dei dolcetti che l’anima si diverte a inzuppare nel dolce amaro di una bastarda malinconia. Ciro cominciò a ripensare a dei ricordi che aveva cercato di dimenticare nella soffitta della sua memoria.

Ci pensava mentre suonava la sua tromba immaginaria e la voce di Annibale arrivava quasi fino al sorriso della luna disegnato in cielo.

Ok brutta stronza di una notte buia dell’anima mi vuoi prendere a pugni? Mi vuoi mettere all’angolo? Vuoi che quei ricordi mi uccidano? Pensò e le lacrime iniziarono a rigare il suo viso.

Ciro smise di suonare e lasciò che le lacrime mutassero in un pianto furibondo.

<<Va bene iniziamo a camminare notte, con il cielo sotto le scarpe percorriamo questi ricordi>>…

 

Continua…

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