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Posted maggio 10, 2018 by admin in Racconti
 
 

Racconti: James Pinter


James Pinter

di Alessandro Cavaliere (Raccolta racconti giovanili “I Racconti di nonna Julse”)

James Pinter (scritto giovedì 2 marzo 2005)

 

arteJames Pinter era proprio una gran bella persona. Affabile, discreto e dai modi molto cortesi. Era un brav’uomo.

Uno di quelli di cui ci si poteva fidare. Aveva solo un difetto, se così si poteva chiamare, era un po’ grassoccio.

Erano state due cose a renderlo un po’ grassoccio, una naturale propensione alla golosità e un mucchio di delusioni, che invece di tappargli lo stomaco gli facevano sempre avere una gran fame.

James, però non se ne dava molta pena, infondo non era grasso, ma solo un po’ in soprappeso. Nella vita faceva l’impiegato al comune. Un lavoro di scrivania, semplice e poco impegnativo.

Un lavoro, che gli lasciava il tempo per dedicarsi a quella che era la sua unica e vera passione: la pittura.

James, amava dipingere più di ogni altra cosa al mondo. Per lui era quasi un bisogno fisico, quanto mangiare o bere. Nella sua vita non c’era mai stata nessuna relazione duratura, solo cose di poco conto.

Le donne non lo capivano o molto più probabilmente era lui a non capire loro. James era un tipo mattiniero, cui non piaceva attardassi nemmeno davanti alla televisione.

Era preciso, rigoroso e leale, ma anche taciturno e propenso alla solitudine e per una donna questo, forse,  era troppo. Le donne amano altri tipi di uomini, e lui l’aveva imparato presto.

All’inizio la cosa lo fece soffrire. Un uomo per quanto non voglia ammetterlo ha bisogno di una donna.

Però, poi, il tempo mitigò questo bisogno ci si abitua a star soli. Almeno era quello che James si ripeteva sempre. Forse, era per questo, che James aveva concentrato ogni suo singolo sforzo nella pittura.

Era attratto particolarmente dai paesaggi e le piccole scene quotidiane. Aveva dipinto un bambino che giocava con una trottola in un parco; una donna che schiaffeggiava un uomo; e altre cose simili.

Era bravo in quel che faceva. I colleghi in ufficio avevano almeno un suo dipinto a testa. Eppure, non mancavano le vessazioni per quel suo amore viscerale e indispensabile.

La gente non poteva comprendere, perché un uomo della sua età, aveva sui quarant’anni, vivesse da solo e oltre al lavoro non avesse una vera e propria vita sociale.

Quel giorno James, mentre aspettava il suo turno di visita dal medico curante, si trovò ingarbugliato con un signore e suo figlio, proprio in una conversazione che verteva su quella sua strana vita da scapolo.

I due abitavano nella sua stessa palazzina, due piani più su. Erano due rozzi e tetri uomini, che James sentiva sbraitare dalla mattina alla sera.

<<Non riesco a capirla sa, come fa a vivere da solo senza una donna>>. Gli disse diretto il ragazzo. James stava leggendo il giornale, cercando proprio in questo modo di evitare una conversazione con quei due.

Sospirò guardandosi in torno prima di rispondere. Per fortuna erano soli. Doveva solo aspettare finché non fosse uscita una signora occhialuta e curva, sulla settantina, che già da dieci minuti era impegnata col medico. Dopo la vecchietta toccava a lui, per fortuna.

<<Beh ognuno vive come può Homer>> Gli rispose James, con tutta l’affabilità, che aveva in corpo. Guardando sempre la porta chiusa dell’ambulatorio.

<<Beato Lei signor Pinter, vivere da soli dev’essere un vero spasso. Niente donne rompi palle tra i piedi e tutta la libertà di questo mondo.>> Disse il padre di Homer.

<<Beh, Jonathan se la sentisse sua moglie, credo che non sarebbe per nulla d’accordo, non crede?>> Rispose James. L’uomo sorrise come quasi lo stesse prendendo in giro.

<<La cosa che non riesco a capire io…>> aggiunse Jonathan, ignorando quello che gli aveva appena detto l’altro <<…e quel suo inutile spreco di soldi. L’arte non fa fare quattrini, se non si è veramente bravi>>. Gli disse sorridendo come prima.

Nella sala d’aspetto dello studio medico, proprio dietro le spalle dei due uomini, c’era un paesaggio boschivo dipinto da James.

Il medico, che sapeva della sua passione, aveva voluto vedere i suoi lavori. Approfittando di una visita a domicilio, quando James s’era buscata una brutta influenza. Innamorandosi di quel paesaggio e di altri due suoi quadri. Un clown e una ballerina.

James avrebbe voluto regalarglieli, ma il medico non aveva voluto sentire ragioni. Era un appassionato d’arte, e a tempo perso faceva delle ottime critiche per una rivista d’arte nazionale.

Gli diede mille dollari per tutte e tre le opere, James non volle di più. Ma quella fu la prima di una serie di richieste.

<<Beh, ha ragione, ma il mondo è pieno di pazzi. C’è chi sgobba dalla mattina alla sera come lei e suo padre, e chi invece imbrattando una tela può permettessi un bel conto in banca>>. Disse un altro paziente giunto nello studio entrando nella conversazione. 

La vecchietta uscì in quel preciso momento. Accompagnata gentilmente dal medico. Il dottore appena vide James sorrise.

<<Come sta signor Pinter?>>

<<Un po’ raffreddato a dire il vero Dottore, e lei?>>

<<Altrettanto, ma parlando d’altro le è piaciuta la mia recensione, è uscita l’altro ieri sul Time>>

<<Certo, ma è stato troppo gentile>>

<<E di cosa, ho pagato mille dollari tre quadri che ben presto varranno almeno dieci volte tanto. Tra poco potrà vivere solo di questo lo sa?>> Gli disse il dottore. Lui annuì. I due uomini seduti si guardarono in faccia straniti, mentre il terzo ridacchiava. 

 

 

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