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Posted novembre 2, 2017 by admin in Racconti
 
 

Viaggio Zero: Odori Notturni


Viaggio Zero: Odori Notturni

Di Alessandro Cavaliere (illustrazione e copertina Giuseppe Ferrante)

Odori Notturni – Viaggio Zero Grave

Città di Colonia in uno dei tanti futuri che l’umanità potrebbe scriversi con la sua arroganza.

 

La città sembrava un cane addormentato per strada o forse assomigliava più a un gatto randagio.

Un gatto che sonnecchiava in attesa di qualcosa che riuscisse ad attirare la sua attenzione. La notte avvolgeva tutto.

Però, nei livelli di Colonia, questo si nota poco. Lì Ci sono le luci artificiali, la luce solare va dosata può nuocere alla pelle.

Ormai gli esseri umani la filtrata con i tanti pannelli che rivestono gli edifici e le cupole delle città moderne.

A Colonia, la città più grande mai costruita dall’uomo, i livelli sono otto livelli.

Mezzo cane e mezzo gatto. Era questo Colonia. La città tentacolare e grigia che ti entrava nel sangue. Anche di notte i pannelli che rivestivano la pelle stessa della città la proteggevano.

Colonia era una strana chimera, che l’uomo moderno aveva generato per sorvegliare sui suoi incubi.

Aleks quella notte stava bevendo, mentre guardava parte di quel mostro attraverso una finestra bianca. Sorrise. La sua mente aveva sicuramente qualcosa che non funzionava. Solo lui poteva pensare a Colonia come una chimera.

Anche se, in quel mondo devastato dalle radiazioni della grande catastrofe, un ibrido composto dalla mescolanza di un gatto e cane poteva anche starci. Forse da qualche parte esistevano realmente creature così.

Lui nel corso del suo servizio nell’esercito marziano e poi nella MPSS ne aveva viste di creature bizzarre. Aprì la finestra e sputacchiò.

<<La smetti>>. La voce di Margherite lo raggiunse con il suo solito tono di rimprovero, ma lui finse di non averla sentita.

Sputacchiò fuori nuovamente. Una pantofola, veloce come una saetta, per poco non lo colpì dritto in testa, ma lui scartò appena in tempo.

Però fu, comunque, costretto ad afferrare quell’oggetto prima che precipitasse chissà dove. Altrimenti avrebbe dovuto recuperarlo conoscendo il caratteraccio di Margherite Vanammen la proprietaria di quella pantofola.

<<Bravo, lo sai che te l’avrei fatta cercare tutta la notte se necessario>>. Gli disse la donna con tono soddisfatto.

<<Sei un essere talmente taccagno che evito di smarrire le tue cose, anche se me le getti contro e dovrei fartele ingoiare pezzo per pezzo>>. Ribatté lui rilanciandole la pantofola che la donna afferrò e rimise vicino all’altra accanto al letto.

<<Uhm, è più facile che sia io a farti ingoiare…>>. La donna si arrestò senza completare la frase, Aleks poté solo sospirare e sputacchiò nuovamente.

<<Aveva un odore strano il cadavere che abbiamo recuperato oggi>>. Disse poi cambiando discorso.

Il lavoro di quel giorno gli era rimasto ancora addosso. Erano passate poche ore alla fine. Avevano recuperato un cadavere infetto  per la la DSM.

Il recupero era avvenuto in un piccolo appartamento situato in un  quartiere popolare del secondo livello.

Una donna anziana morta da qualche giorno e rianimata dal marito con il virus 366. L’uomo l’aveva legata ben bene a una vecchia sedia a dondolo.

Aveva scelto quella sedia perché la moglie negli ultimi anni era quasi seduta lì. Una sorta di romanticheria che Aleks fece pena ricordare.

<<La cosa assurda di tutta la faccenda di oggi possiamo riassumerla con poche battute. Come cazzo fa un virus pericolosissimo per la salute pubblica a essere così facilmente reperibile>>. Disse la donna.

Era pur vero che l’uomo, prima di andare in pensione era stato un ricercatore famoso. Aveva vinto numerosi premi e pubblicato tante ricerche per riviste scientifiche importanti.

Poi aveva lavorato per anni in una grossa multinazionale farmaceutica.

<<Beh il tizio era una sorta di celebrità nel suo ambiente e poi aveva anche lavorato in uno di quei fottuti lazzaretti>>. Le disse Aleks.

<<In quei fottuti lager di morti contaminati se ne trovavano quanti ne vuoi in effetti>>. Commentò Margherite. I lazzaretti erano i centri medici posti fuori la città di Colonia dove venivano internati i pazienti affetti da malattie di fascia Z. Erano luoghi di non ritorno.

<<Comunque quel cadavere aveva un odore strano>>. Disse Aleks.

<<La gente è strana bimbo, il tizio che stava occultando il cadavere lo spalmava ogni giorni di una sorta di crema al profumo di gelsomino…>>.

<<Il profumo preferito da sua moglie>> Commentò Aleks rammentando le parole deliranti dell’anziano.

<<Esatto. Per quanto un u366 può rianimarsi resta pur sempre un morto che cammina e i morti dopo un po’ puzzano>>.

<<Come mai hai falsificato il rapporto e non l’hai fatto arrestare?>>. Le chiese Aleks che immagina il perché la donna avesse fatto una cosa simile però voleva sentirlo dire da lei.

<<Perché alla fine quei due si amavano. Erano vissuti quasi sempre insieme>>.

<<Sì, dal loro fascicolo risulta che la donna era stata per anni la sua assistente>>.

<<Hanno fatto del bene in un mondo dove è più semplice fare del male. Ormai è vecchio e farlo sbattere dentro non cambierebbe nulla. La giustizia spesso non sta nell’applicare la legge in modo perfetto>>.

<<Chissà com’è>>

<<Cosa?>>

<<Amare qualcuno e passarci un’intera vita insieme>>.

<<Noioso, credo>>. Gli rispose lei, Aleks sorrise. Poi respirò l’aria della notte.

<<Gli odori della notte cosa ti dicono questa sera?>>

<<Non saprei, niente di particolare. Comunque sai, anche se era mischiato con l’odore della morte, alla fine non era male l’odore di gelsomino>>.

<<Almeno era più naturale e vero degli odori notturni di questa città artificiale>>.

Aleks chiuse la finestra e si avvicinò al letto. Poggiò il bicchiere accanto a quello di Margherite. il suo aveva ancora due dita di una bibita alla menta, mentre quello della donna ne aveva tre di whisky.

<<Non sprecare mai le cose>>. Gli disse Margherite versando il contenuto del suo bicchiere in quello di Aleks per poi berlo quasi tutto d’un fiato.

<<Sei terribile>>. Disse lui attirandola a sé.

<<Il nostro Joseph ha un amore simile a quello di quei due. Lui ha una donna che l’aspetta sempre a casa>>. Rifletté poi Aleks, pensando al loro collega della DSM, il sergente Joseph Irondors.

<<Per questo non ha detto nulla quando ho ritoccato il rapporto. Joseph è un brav’uomo, noioso, ma fortunato>>. Rispose lei dopodiché lo baciò.

 

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