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La poesia di strada intervista a Mister Caos


La poesia Di Strada Intervista a Mister Caos

di Alessandro Cavaliere

 

La poesia di Strada da Milano intervista al writers Mister Caos…

I writers ci hanno abituato a ogni tipo di provocazione e al loro linguaggio fatto di immagini e simboli che decorano le metropoli moderne con il loro forte segno distintivo. Molti considerano ancora oggi, i writers degli imbrattamuri, ma molti di loro sono dei veri e propri geni del linguaggio e dell’arte. Comunicano il loro messaggio in modo diretto, usando come tela le mura delle nostre città. Spaccano il velo di indifferenza con il loro tratto e molto spesso ci aiutano a comprendere cose che l’attuale mondo dell’arte difficilmente decodifica. L’arte moderna troppo spesso impegnata a glorificare se stessa e inseguire il consumismo di una società votata verso il profitto. Eppure, un Writers poeta era difficile da immaginare. Ma questo mondo ci regala sorprese ogni giorno, e le poesie di Mister Caos, giovane writers di Milano (il cui nome vero naturalmente ci tiene a non renderlo pubblico nella migliore delle tradizioni), di emozioni ne regalano tante sui muri delle città in cui ha operato con il suo lavoro. Lavoro che ci raccontano una storia. La storia della poesia di Strada. 

1)Come ti sei avvicinato alla street art, E quale è stato l’input che ti ha fatto mescolare la poesia alla street art?

La prima volta che sentii pronunciare le parole “street art” ero molto piccolo, tra gli 8 e i 9 anni circa, e fu per mano, anzi per bocca, di mia sorella. Mi parlò di Pao e dei suoi pinguini, e subito ne rimasi affascinato. Da allora iniziai ad alzare il naso verso quei muri “graffiati” dai graffiti, a cercarli e scoprirli tra i sottopassaggi e angoli della mia città, così, quasi inconsapevolmente ho iniziato a crearmi un background molto solido e in continua evoluzione, intriso di graffiti colorati, installazioni urbane, poster, stencil, e tutto quello che era diverso da un muro grigio e spoglio. Parallelamente ho affinato anche lo studio della parola, nonostante fossi (e lo sono tutt’ora) impacciato nel parlare e dislessico, grazie anche alla musica e a letture morbose e appassionate. Così tra bozze di graffiti e poesie nel cassetto e saltata fuori l’idea di unire le due cose. Naturalmente non ho inventato nulla di nuovo, la poesia di strada esiste da sempre, e già prima di me altri si sono cimentati, o meglio cementati (perché è sul cemento che si soffia poesia) in quello che faccio io ora. Io provo a farlo a mio modo, ovvero miscelando tutto quello che la mia storia ha da raccontare.

2) Quali sono stati i tuoi momenti più difficili e quelli invece più emozionanti?

Il momento più difficile tutt’ora coincide con il più emozionante, ovvero il trovarsi ogni volta davanti a un muro che aspetta solo di essere spogliato per tirargli fuori la poesia e l’arte che ha dentro. Forse e questo che vuol dire scrivere e dipingere. Spogliare.
3) Il tuo linguaggio poetico quali note dell’anima ti fa vibrare?

La mia poesia purtroppo o per fortuna è molto studiata. Ogni singola parola non è messa a caso, ma fa parte di un equilibrio precario, musicale e contenutistico, derivato dall’acquisizione e rielaborazione di una emozione. É difficile che la mia poesia “mi faccia vibrare le corde dell’anima” semplicemente perché è l’anima messa nero su bianco.

4) Vuoi anticiparci qualche progetto o sogno nel cassetto?

Di progetti ne ho tanti, davvero tanti, e i sogni nel cassetto li ho finiti, perché il mio sogno lo sto vivendo.

 

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mithril

 
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Vice direttore e fondatore della rivista culturale Mithril Art Cerchio, giornalista pubblicista con una passione totale per la scrittura creativa. Vincitore di vari premi di scrittura creativa ha pubblicato alcune sue poesie su riviste letterarie nazionali. Sue opere teatrali sono state messe in scene in alcuni prestigiosi teatri partenopei e un suo monologo dedicato alla condizione delle donne Afgane è stato messo in scena all'internazionale di danza di San Marino.